Vaccino mRNA contro il glioblastoma: ultime novità e studi

19 Giu , 2024 - Studi e Ricerca

Vaccino mRNA contro il glioblastoma: ultime novità e studi

Un vaccino a mRNA contro uno dei tumori al cervello più pericolosi – il glioblastoma – è un’ipotesi di cura sempre più realistica. Scopriamo che cosa dice la scienza.

La tecnologia a RNA sta vivendo una significativa rivoluzione grazie ai recenti sviluppi nei campi delle terapie basate sugli oligonucleotidi antisenso (ASO) e dei vaccini a mRNA. Questi progressi hanno portato a importanti riconoscimenti, come il Premio Nobel per la Medicina 2023 assegnato a Katalin Karikó e Drew Weissman per il loro lavoro sui vaccini a mRNA per il COVID-19.

Tuttavia, fino a pochi anni fa, l’mRNA era considerato un’opzione instabile e costosa per le terapie mediche. Questa percezione sta rapidamente cambiando, aprendo nuove possibilità per l’uso dell’mRNA anche nel trattamento di tumori aggressivi come il glioblastoma.

vaccino glioblastoma

Glioblastoma e terapie avanzate

Il glioblastoma è un tumore cerebrale particolarmente aggressivo con poche opzioni terapeutiche efficaci. I trattamenti tradizionali includono chemioterapia e radioterapia, ma i risultati sono spesso deludenti. Recentemente, però, gli studi hanno esplorato nuove strade, come le terapie a base di cellule CAR-T, che hanno mostrato promesse contro alcune forme di tumore.

Tuttavia, è cruciale sviluppare modelli accurati per comprendere meglio il glioblastoma e identificare nuove strategie terapeutiche. In questo contesto, un vaccino a mRNA rappresenta una delle soluzioni più innovative e promettenti anche contro il glioblastoma.

Educare il sistema immunitario

Secondo il pensiero di sir Frank MacFarlane Burnet, Premio Nobel per la Medicina nel 1960, le cellule cancerose possono suscitare una risposta immunitaria iniziale che, nel tempo, porta le cellule tumorali a sviluppare meccanismi di resistenza. Questo permette al tumore di sfuggire al controllo del sistema immunitario e continuare a proliferare. Le terapie CAR-T cercano di restituire il vantaggio ai linfociti T, ma esistono altre strategie per “istruire” il sistema immunitario a riconoscere e combattere le cellule tumorali, tra cui i vaccini a mRNA.

vaccino tumore

I vaccini a mRNA

In generale, i vaccini a mRNA funzionano introducendo un frammento di mRNA necessario per la sintesi di una specifica proteina all’interno di una “nanogoccia” lipidica. Questa nanogoccia viene poi introdotta nelle cellule, dove la produzione della proteina ha inizio, stimolando una risposta immunitaria. Questo approccio ha avuto un successo significativo con i vaccini per il virus SARS-CoV-2 e sta ora venendo esplorato per il trattamento di alcuni tumori, tra cui il melanoma e il glioblastoma.

Gli studi preclinici e il modello “a cipolla”

Un recente articolo pubblicato sulla rivista Cell ha presentato i primi risultati promettenti di un vaccino a mRNA progettato per riprogrammare il sistema immunitario contro il glioblastoma. Il team di ricerca dell’Università della Florida (UF) ha sviluppato un sistema innovativo di consegna delle particelle lipidiche, creando “aggregati” di particelle che si avvolgono l’una sull’altra come gli strati di una cipolla. Questo sistema, denominato RNA-LPA, funziona come vaccino e come agente immunomodulante.

Primi risultati preclinici

Gli scienziati hanno testato questo approccio su modelli preclinici, prima sui topi e poi sui cani, che spesso sviluppano il glioblastoma in modo naturale. I risultati sono stati estremamente positivi: i cani trattati hanno mostrato un allungamento della sopravvivenza e una riprogrammazione del microambiente tumorale, passando da uno stato “freddo” a uno stato “caldo” (più attivo sul piano immunitario). Questo cambiamento permette alle cellule immunitarie di esercitare meglio le loro funzioni, in un arco di tempo molto breve (48 ore dalla somministrazione).

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Il passaggio agli studi clinici

Sulla base di questi risultati promettenti, il team guidato da Elias Sayour ha avanzato una richiesta alla Food & Drug Administration (FDA) per avviare uno studio clinico su quattro pazienti affetti da glioblastoma multiforme con il promotore MGMT non metilato e refrattario ai trattamenti. I vaccini sono stati costruiti specificamente a partire dalle cellule tumorali dei pazienti coinvolti, con l’mRNA caricato sul sistema RNA-LPA per provocare una risposta immunitaria.

Risultati promettenti e prossimi passi

I risultati iniziali dello studio clinico sono stati incoraggianti. In tutti i pazienti trattati, è stato osservato un rapido incremento delle chemochine e delle citochine pro-infiammatorie, segnali chiave di un’attivazione del sistema immunitario. Inoltre, si è notato un intenso traffico immunitario accompagnato dall’attivazione dei linfociti T, confermando una risposta immunitaria robusta e significativa indotta dal vaccino.

Questi risultati preliminari sono fondamentali non solo per confermare la fattibilità del vaccino a mRNA contro il glioblastoma, ma anche per delineare i prossimi passi nella ricerca.

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In che direzione muoversi per un vaccino a mRNA contro il glioblastoma e che cosa manca ancora?

  1. Approfondimento della sicurezza. È essenziale monitorare attentamente la sicurezza del vaccino, identificando eventuali effetti collaterali e determinando le giuste dosi di somministrazione per minimizzare i rischi.
  2. Ottimizzazione della posologia. Trovare la dose ottimale è cruciale per massimizzare l’efficacia del vaccino. Questo richiede una serie di studi per ottimizzare la posologia e trovare il giusto equilibrio tra efficacia e sicurezza.
  3. Integrazione con altri approcci terapeutici. Capire come conciliare il vaccino a mRNA con gli altri trattamenti esistenti per il glioblastoma, come la chemioterapia e gli inibitori dei checkpoint immunitari, è un altro passo essenziale. L’obiettivo è creare un approccio terapeutico sinergico che possa offrire migliori prospettive di guarigione.

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